il Paese dipinto



Arcumeggia è un piccolo borgo a 570 metri sul livello del mare, che appartiene al comune di Casalzuigno (provincia di Varese), di cui è frazione dal 1927.

Nota come “Paese Dipinto” o “Galleria all’aperto dell’affresco”, dal 1956 ospita gli affreschi dei maggiori pittori italiani contemporanei sulle pareti delle case. Nel 1957  fu creata la “Casa del Pittore” su progetto dell’architetto Ravasi, con lo scopo di ospitare gli artisti che, negli anni, hanno lavorato in paese.


Da allora sono state realizzate una quarantina di opere dei pittori: Salvini, Carpi, Usellini, Ferrazzi, Saetti, Treccani, Monachesi, Montanarini, De Amicis, Morelli, Menzio, Migneco, Montanari, Tomea, Brancaccio, Sassu, Tomiolo, Brindisi, Dova, Funi, Faini. Di recente altri autori hanno continuato l’opera di affresco: Parietti, Pedretti, Reggiori.


Sui muri delle case appaiono le immagini di esperienze legate alla vita del piccolo paese, alla cultura e alle tradizioni locali, nell’interpretazione artistica e con lo stile proprio di ciascun artista che le ha realizzate.

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Associazione italiana paesi dipinti

Video Arcumeggia

Video Via Crucis

 
 

Storia di Arcumeggia

Nei “Cenni corografici storici statistici della Valcuvia brevemente e liberamente esposti da Michele Lajoli” (1876) si legge testualmente:

“Il paesello è situato sulla scogliera della montagna, ed all’ingresso del passo della Valtravaglia, Arcumeggia era in tempo antico un luogo fortificato di molta considerazione.

Il nome di Arcumeggia lo si vuole derivato da Arx Media perchè occupa il centro della valle di Cuvio sul fianco di mezzogiorno, a vista della Rocca d’Orino e dei Castelli di Cabiaglio e di Masciago. Oltre a contribuire coi detti forti alla difesa della valle, rendeva pure difficilissimo il transito sul lato della Valtravaglia. Dei fortilizi d’Arcumeggia non esistono vestigia, e ciò prova che furono completamente distrutti.

Il paese è piuttosto alpestre; conta 300 abitanti (...)

La Chiesa Parrocchiale dedicata a Sant’Ambrogio è antica, ma di nessun pregio; è staccata pochi passi dal paese.
Il Curato viene eletto dal popolo.

Il clima d’Arcumeggia nell’inverno è più temperato di quello che sembra perchè l’abitato è posto a mezzogiorno. I prodotti del suolo scarseggiano, e perciò gli abitanti hanno molta cura della pastorizia. Coi guadagni che fanno gli uomini nelle periodiche emigrazioni, le famiglie vivono discretamente.

Lungo la valle detta della Prada, che mette fine all’Oratorio di Sant’Antonio, ove comincia la rapidissima disagevole discesa che conduce alla Valtravaglia, vi sono bellissime praterie e buoni pascoli. Di tratto in tratto si incontrano piccole cascine e stalle nelle quali gli abitanti di Arcumeggia tengono il bestiame in estate: vi si fabbricano quotidianamente burro e formaggio, che si vendono poi nei circonvicini paesi o sui mercati.

Arcumeggia ha nel centro dell’abitato una fontana pubblica, ed un molino a pochi minuti dal paese.

Da Arcumeggia si può andare a Casalzuigno divergendo a mano sinistra per discendervi percorrendo fra boschi e selve un angusto e sassoso sentiero, oppure rifacendo la strada di Vergobbio, che senza dubbio è la più comoda e conveniente.”

 

Dalla descrizione del 1876 molte cose sono cambiate: Arcumeggia, che è stato comune autonomo fino al 1927, da allora è frazione di Casalzuigno, mentre continua ad essere sede di Parrocchia dedicata a S. Ambrogio (si festeggia il Patrono il 7 dicembre). Gli abitanti stabili, cresciuti fino ad oltre 400 unità negli ultimi anni del secolo XIX e nei primi decenni del Novecento, sono oggi poco più di 60, cui si aggiungono nei fine settimana e nei periodi di vacanza molti villeggianti e possessori di seconde case nel borgo affrescato.

Durante tutto il secolo scorso da Arcumeggia si è sviluppato un notevole flusso emigratorio, verso la Svizzera, la Francia e la Germania, dove le maestranze locali, soprattutto muratori e decoratori, si recavano come stagionali al servizio di imprese e ditte locali. Si emigrava per necessità, per sfamare la famiglia che viveva delle rimesse degli emigranti e di una povera agricoltura di sussistenza, e chi era partito a marzo tornava alla famiglia a dicembre, in tempo per la festa grande di S. Ambrogio.

Nel secondo dopoguerra, mentre si verificava il progressivo abbandono del paese da parte soprattutto dei giovani che trasferivano la propria residenza nei centri industriali lombardi o nei paesi della Valcuvia, Arcumeggia visse il proprio periodo di maggiore splendore grazie all’iniziativa dell’Ente Provinciale per il Turismo, che scelse questa località come sede della manifestazione “Pittori in Vacanza”, cui seguì la realizzazione degli affreschi sulle pareti delle case.

Dal 1956, anno del primo affresco, ad oggi sono diverse decine le opere dipinte per mano di numerosi Maestri ed allievi dei diversi Corsi Estivi di tecnica dell’Affresco  che si sono svolti negli anni ‘60/’90.

Con il progressivo abbandono dell’agricoltura, i pascoli sono stati via via inghiottiti dai boschi che ricoprono oggi tutte le pendici attorno al paese, molte cascine e abitazioni rurali sono state ristrutturate e sono divenute abitazioni, mentre le greggi di capre - un tempo ricchezza e sostentamento per ogni famiglia - sono rappresentate dal caprone - “il bocc” - che costituisce il simbolo di Arcumeggia e come tale è effigiato in più punti del paese.

La strada Provinciale (SP7) che conduce al Paese degli Affreschi dal fondovalle si snoda per circa 3 chilometri lungo le pendici del versante nord della Valcuvia, e costituisce un’ottima palestra per gli appassionati di ciclismo che la percorrono per allenamento e per diletto.